458 80. Sarebbe troppo lungo, o addirittura impossibile
narrare tutto quello che il glorioso padre Francesco compì
e insegnò mentre era in vita. Come descrivere il suo
ineffabile amore per le creature di Dio e con quanta dolcezza
contemplava in esse la sapienza, la potenza e la bontà
del Creatore? Proprio per questo motivo, quando mirava il
sole, la luna, le stelle del firmamento, il suo animo si inondava
di gaudio. O pietà semplice e semplicità pia!
Perfino per i vermi sentiva grandissimo affetto perché
la Scrittura ha detto del Signore: lo sono verme e non uomo
(Sal 21,6); perciò si preoccupava di toglierli dalla
strada, perché non fossero schiacciati dai passanti.
E che dire delle altre creature inferiori, quando sappiamo
che, durante l'inverno, si preoccupava addirittura di far
preparare per le api miele e vino perché non morissero
di freddo? Magnificava con splendida lode la laboriosità
e la finezza d'istinto che Dio aveva loro elargito, gli accadeva
di trascorrere un giorno intero a lodarle, quelle e tutte
le altre creature.
459 Come un tempo i tre fanciulli gettati nella fornace
ardente invitavano tutti gli elementi a glorificare e benedire
il Creatore dell'universo, così quest'uomo, ripieno
dello spirito di Dio, non si stancava mai di glorificare,
lodare e benedire, in tutti gli elementi e in tutte le creature,
il Creatore e governatore di tutte le cose.
460 81. E quale estasi gli procurava la bellezza
dei fiori quando ammirava le loro forme o ne aspirava la delicata
fragranza! Subito ricordava la bellezza di quell'altro Fiore
il quale, spuntando luminoso nel cuore dell'inverno dalla
radice di Iesse, col suo profumo ritornò alla vita
migliaia e migliaia di morti. Se vedeva distese di fiori,
si fermava a predicare loro e li invitava a lodare e amare
Iddio, come esseri dotati di ragione, allo stesso modo le
messi e le vigne, le pietre e le selve e le belle campagne,
le acque correnti e i giardini verdeggianti, la terra e il
fuoco, l'aria e il vento con semplicità e purità
di cuore invitava ad amare e a lodare il Signore.
461 E finalmente chiamava tutte le creature col nome
di fratello e sorella, intuendone i segreti in modo mirabile
e noto a nessun altro, perché aveva conquistato la
libertà della gloria riservata ai figli di Dio. Ed
ora in cielo ti loda con gli angeli, o Signore, colui che
sulla terra ti predicava degno di infinito amore a tutte le
creature.
462 82. E’ impossibile comprendere umanamente
la sua commozione, quando proferiva il tuo Nome, o Dio! Allora,
travolto dalla gioia e traboccante di castissima allegrezza,
sembrava veramente un uomo nuovo e di altro mondo. Per questo,
ovunque trovava qualche scritto, di cose divine o umane, per
strada, in casa o sul pavimento, lo raccoglieva con grande
rispetto riponendolo in un luogo sacro o almeno decoroso,
nel timore che vi si trovasse il nome del Signore, o qualcosa
che lo riguardasse.
463 Avendogli una volta un confratello domandato
perché raccogliesse con tanta premura perfino gli scritti
dei pagani o quelli che certamente non contenevano il nome
di Dio, rispose: «Figlio mio, perché tutte le
lettere possono comporre quel nome santissimo; d'altronde,
ogni bene che si trova negli uomini, pagani o no, va riferito
a Dio, fonte di qualsiasi bene!». Cosa ancor più
sorprendente, quando faceva scrivere messaggi di saluto o
di esortazione, non permetteva che si cancellasse alcuna parola
o sillaba, anche se superflua o errata.
464 83. Quanto era incantevole, stupendo e glorioso
nella sua innocenza, nella semplicità della sua parola,
nella purezza di cuore, nell'amore di Dio, nella carità
fraterna, nella prontezza dell'obbedienza, nella cortesia,
nel suo aspetto angelico! Di carattere mite, di indole calmo,
affabile nel parlare, cauto nell'ammonire, fedelissimo nell'adempimento
dei compiti affidatigli, accorto nel consigliare, efficace
nell'operare, amabile in tutto. Di mente serena, dolce di
animo, di spirito sobrio, assorto nelle contemplazioni, costante
nell'orazione e in tutto pieno di entusiasmo. Tenace nei propositi,
saldo nella virtù, perseverante nella grazia, sempre
uguale a se stesso. Veloce nel perdonare, lento all'ira, fervido
di ingegno, di buona memoria, fine nelle discussioni, prudente
nelle decisioni e di grande semplicità. Severo con
sé, indulgente con gli altri.
465 Era uomo facondissimo, di aspetto gioviale, di
sguardo buono, mai indolente e mai altezzoso. Di statura piuttosto
piccola, testa regolare e rotonda, volto un po' ovale e proteso,
fronte piana e piccola, occhi neri, di misura normale e tutto
semplicità, capelli pure oscuri, sopracciglia diritte,
naso giusto, sottile e diritto, orecchie dritte ma piccole,
tempie piane, lingua mite, bruciante e penetrante, voce robusta,
dolce, chiara e sonora, denti uniti, uguali e bianchi, labbra
piccole e sottili, barba nera e rara, spalle dritte, mani
scarne, dita lunghe, unghie sporgenti, gambe snelle, piedi
piccoli, pelle delicata, magro, veste ruvida, sonno brevissimo,
mano generosissima. Nella sua incomparabile umiltà
si mostrava buono e comprensivo con tutti, adattandosi in
modo opportuno e saggio ai costumi di ognuno. Veramente più
santo tra i santi, e tra i peccatori come uno di loro. O Padre
santissimo, pietoso e amante dei peccatori, vieni dunque loro
in aiuto, e per i tuoi altissimi meriti degnati te ne preghiamo,
di sollevare coloro che vedi giacere miseramente nella colpa!